Sono una di quelle persone nate già con due cose addosso: una tastiera sotto le dita e una canzone in testa. E non parlo di “mi piace scrivere” o “ascolto musica ogni tanto”. Parlo di una condizione clinica non riconosciuta: io scrivo praticamente sempre. Scrivo quando sono felice, quando sono stanca, quando sono arrabbiata, quando sto “solo dando un’occhiata veloce” (bugia: dopo due minuti sto già riscrivendo il mondo). La scrittura per me non è un hobby. È un organo. Se non scrivo mi manca l’aria… o il caffè. E sul caffè non si scherza.
Il mio percorso da giornalista è iniziato dove le parole pesano davvero: la cronaca nera. Nazionale e locale. Quella che ti insegna che non puoi giocare a fare stile: devi essere precisa, asciutta, responsabile. Ho imparato a mettere ordine nel caos, a raccontare senza spettacolarizzare, a scegliere i verbi come si scelgono le prove in un’aula di tribunale. Poi, come succede a chi ha curiosità e stomaco, mi sono spostata anche nel territorio del gossip: brillante, veloce, affilato. Sembra leggero, ma è una giungla: devi capire cosa è notizia e cosa è rumore, stare sul pezzo senza perdere la misura, raccontare le persone senza trasformarle in bersagli.
E mentre cambiavo scenari, io restavo me: una che vive a ritmo di parole e di musica. Perché la musica, per me, non è sottofondo: è carburante. È quella cosa che mi accende la testa e mi mette in modalità “ok, adesso spacchiamo”. Ho sempre avuto l’anima un po’ rock: emotiva, intensa, allergica ai finali tiepidi. Ed è anche così che, a un certo punto, ho scoperto un’altra passione che non mi aspettavo: cucina e lifestyle. Sì, perché anche lì c’è una storia: tempi, chimica, dettagli, piccoli rituali. E indovina? Io la storia la scrivo.
È da questo modo di essere – compulsivamente narrativo, ostinatamente umano – che sono nati i miei romanzi: “La mia favola a metà – Le cose interrotte tornano sempre a chiedere il conto” e poi il nuovo “Dimmi che rimane di te anche domani”. Titoli lunghi, sì. Ma io sono fatta così: se devo dire qualcosa, la dico fino in fondo.
E adesso, in questo nuovo sito, si torna alle origini: riprendiamo il percorso che avevamo iniziato tempo fa con New Feeling, e lo facciamo con il volume alzato. Sarà un viaggio centrato sulla musica, senza mezze misure: italiani come Bresh, Emma, Rkomi, Irama, Ligabue, Negrita (e chiunque abbia ancora il coraggio di metterci la faccia e la voce), ma anche internazionale: Lady Gaga, Benson Boone, e tutto quello che vale la pena ascoltare davvero. Senza dimenticare gli esordienti, perché le scintille spesso arrivano da chi non ha ancora le luci addosso.
E poi sì: ci sarà anche un tuffo nel passato. Perché il rock non è nostalgia, è memoria viva. Quindi spazio a Pink Floyd, Aerosmith, Talking Heads. E non a caso: New Feeling porta il nome di uno dei loro brani iconici, dentro l’album “Talking Heads 77”. Un segnale, più che una citazione. Un modo per dire: qui non si parla di musica per riempire un feed. Qui la musica si vive.
In breve: io sono quella che scrive come se stesse suonando. A volte piano, a volte a distorsione piena. Ma sempre con una storia vera da raccontare. E con il caffè vicino. Sempre.

